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Analisi delle spese militari italiane

NOTA METODOLOGICA

La scelta metodologica di base è stata quella di considerare le risorse destinate dallo Stato, in varie forme, alla spesa militare e non la spesa effettivamente sostenuta, quindi il budget assegnato, non la sua gestione di cassa. Questo perché si è scelto di dare risalto alla scelta politica piuttosto che alla dinamica contabile, nella quale per altro entrano in ballo meccanismi (come ad esempio la re-iscrizione a bilancio consuntivo dei cosiddetti residui perenti) che rendono difficile soppesare le spese effettivamente ascrivibili all’anno considerato. Con i finanziamenti in conto competenza stanziati nella Legge di Bilancio per l’anno successivo c’è la certezza del dato temporale, senza incorrere in distorsioni legate ai successivi correttivi contabili che intervengono in fase di assestamento e rendiconto. Questo criterio è stato quindi adottato per tutti i finanziamenti, sia quelli del Ministero della Difesa che di altri dicasteri che compartecipano strutturalmente alle spese militari.

Si parte quindi dal dato governativo ufficiale, vale a dire dai bilanci di previsione del Ministero della Difesa (30) approvati a fine anno con la Legge di Bilancio e dalla loro versione dettagliata e sviluppata nei mesi successivi, vale a dire i Documenti Programmatici Pluriennali (DPP) per la Difesa (31). In entrambi questi documenti (dal 2015 solo nei Documenti Programmatici di primavera) troviamo i bilanci della Difesa suddivisi nelle quattro voci canoniche: “Funzione Difesa” (comprendente le spese per il personale, l’esercizio e gli investimenti in armamenti e infrastrutture di Esercito, Marina e Aeronautica), “Funzione Sicurezza” (comprendente le spese per il personale, l’esercizio e gli investimenti in armamenti e infrastrutture dei Carabinieri), “Pensioni provvisorie del personale in ausiliaria” (per i primi cinque anni di pensionamento(32)) e “Funzioni Esterne” (voli di Stato e di soccorso medico, rifornimento idrico delle isole minori, fondi per le associazioni combattentistiche e d’arma, ecc.).

Per quanto riguarda il bilancio previsionale della Difesa per il 2017, il presente rapporto si basa sui dati definitivi dello Stato di previsione del Ministero della Difesa allegato alla Legge di Bilancio 2017 approvata in Parlamento tra il 28 novembre e il 7 dicembre scorsi (33). Le poste finanziarie negli allegati alla Legge di Bilancio sono suddivise secondo un criterio differente rispetto a quello canonico sopra descritto, al quale è però possibile ricondurle con buona approssimazione (34). Da notare che per il 2017 si registra un “anomalo” aumento del bilancio Difesa dovuto all’accorpamento del Corpo Forestale ai Carabinieri (35) e alla conseguente assegnazione al Ministero della Difesa, alla voce “Approntamento e impiego Carabinieri per la tutela forestale, ambientale e agroalimentare”, del relativo budget previsionale (492 milioni) che fino al 2016 destinato al Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali. Tale aumento, che nella suddivisione canonica del bilancio Difesa sarebbe compreso nella voce “Funzione Sicurezza” (in quanto relativa all’arma dei Carabinieri), non viene considerato nel nostro ricalcolo delle spese militari in virtù della sua natura funzionalmente non militare.

Per la stessa ragione, dal nostro ricalcolo delle spese militari italiane viene escluso il costo relativo alle funzioni di polizia e ordine pubblico svolte dall’arma dei Carabinieri, considerando solo il costo relativo alle spese per i Carabinieri destinati all’impiego in attività di natura specificamente militare, vale a dire le missioni militari all’estero e le funzioni di polizia militare. Parliamo di circa 5.200 uomini tra i 1.400 Carabinieri dell’Unità specializzata multinazionale (Multinational specialized unit o MSU) e dell’Unità di polizia integrata (Integrated Police Unit o IPU) costituite dai quattro reparti dipendenti dalla 2^ Brigata mobile (36), e i circa 3.800 Carabinieri dei comandi e reparti operanti presso caserme, basi e altre strutture di Esercito, Marina, Aeronautica e organismi interforze. La quantificazione esatta dei costi strutturali di queste componenti risulta molto complessa: abbiamo interpellato in merito sia l’Ufficio Bilancio della Difesa che il Comando Generale dei Carabinieri, i quali ci hanno risposto di non essere in possesso di questo dato né di un sistema di calcolo che lo possa determinare in modo preciso e affidabile, rimandandoci quindi all’unica fonte documentale ufficiale che contabilizza questa distinzione funzionale (tabella 1), vale a dire gli Stati di Previsione del Ministero della Difesa (37). Nella sezione di “Riepilogo delle dotazioni secondo l’analisi funzionale” al programma 5.1 “Approntamento e impiego Carabinieri per la difesa e la sicurezza” (contabilmente corrispondente alla voce “Funzione Sicurezza” del DPP) è riportata la divisione funzionale tra i finanziamenti destinati ai Carabinieri come “Difesa militare” e quelli ad essi destinati per “Ordine Pubblico e Sicurezza/Servizi di Polizia” (38). Tale divisione è convenzionalmente fissata nella misura del 50 per cento della cifra stanziata sul programma 5.1 per ciascuna delle due funzioni (con minimi scostamenti per alcuni anni).


 

 

 

 

 

 

Passiamo ora alle scelte metodologiche relative alle spese militari extra-bilancio rispetto al budget della Difesa.

La prima riguarda le spese per il costo del personale militare a riposo dopo i primi cinque anni di pensione provvisoria in ausiliaria a carico del Ministero della Difesa, quindi di tutto il restante esborso pensionistico a carico dell’INPS (dell’INPDAP fino al 2011 (41)). E’ un trattamento pensionistico molto privilegiato e oneroso per la fiscalità generale non solo perché prevalentemente basato sul sistema retributivo, ma anche perché i militari percepiscono pensioni notevolmente maggiori rispetto alla media dei dipendenti pubblici e maturano il diritto alla pensione prima degli altri (42).

Per quantificare il peso economico a carico dell’erario delle pensioni militari erogate dall’INPS abbiamo sottratto al volume annuale dei trattamenti erogati, riportato nei Rendiconti Generali dell’INPS (e dell’INPDAP fino al 2011), la cifra complessiva dei contributi annualmente versati dal Ministero della Difesa, riportata nella sezione “Spese e Retribuzioni” del sito del Conto Annuale curato dalla Ragioneria Generale dello Stato (tabella 2). Non essendo ancora disponibile per l’anno 2015 il dato sui contributi versati dalla Difesa, lo abbiamo sostituito con una  stima in linea con gli anni precedenti, mentre per gli anni 2016 e 2017, mancando ancora del tutto dati ufficiali, abbiamo riportato nel nostro calcolo una stima prudenziale invariata rispetto al 2015, pur essendo probabile una prosecuzione della tendenza di crescita.

 

 

 

 

 

 

 

La seconda scelta metodologica è stata quella di includere nel nostro ricalcolo delle spese militari i finanziamenti annualmente destinati alle missioni militari all’estero (46) in sede di approvazione delle leggi di conversione dei decreti (semestrali fino al 2015, annuali dal 2016 (47)) di proroga della partecipazione delle forze armate italiane alle missioni militari all’estero e, dal 2017, nell’apposita deliberazione del Consiglio dei Ministri prevista dalla nuova legge-quadro sulle missioni entrata in vigore il 31 dicembre 2016 (48). Si tratta di finanziamenti interamente a carico del Ministero dell’Economia e delle Finanze, presso il quale dieci anni fa è stato istituito (49) un apposito “fondo missioni” (rifinanziato mediamente per circa un miliardo di euro l’anno), cui i aggiungono prelievi sistematici dal “Fondo per far fronte ad esigenze indifferibili” (istituito due anni fa (50)), dai “Fondi di riserva e speciali” e dai “Fondi  da  ripartire”, tutti attivati presso il MEF. Per ammissione stessa della Difesa, tali finanziamenti costituiscono ormai un elemento essenziale e irrinunciabile per far fronte alla quasi totalità delle spese di esercizio, in particolare per garantire la manutenzione dei mezzi e l’addestramento del personale. Nel Documento Programmatico Pluriennale della Difesa 2014-2016 (51) leggiamo:

«Le attività destinate all’addestramento avanzato, alla preparazione e alla prontezza del personale e delle unità saranno sostenute, pressoché nella loro totalità, con le risorse allocate per le missioni internazionali e potranno, pertanto, assicurare la necessaria prontezza operativa delle sole unità destinate a tali attività»

Una situazione paradossale per cui senza le missioni all’estero, e il relativo finanziamento MEF, la Difesa non avrebbe risorse per mantenere operativo lo strumento militare.

La terza scelta metodologica — la più rilevante dal punto di vista non solo economico ma anche politico — riguarda l’inclusione nel ricalcolo delle spese militari dei sempre più massicci contributi finanziari del Ministero dello Sviluppo Economico ai più onerosi programmi di acquisizione e ammodernamento di armamenti della Difesa (programma F-35 escluso). Cifre che, tra stanziamenti diretti e contributi pluriennali, superano ormai i 3 miliardi l’anno, cioè gran parte dell’intero budget annuo del MISE destinato alla principale missione del ministero, ovvero gli investimenti a sostegno della “Competitività e sviluppo delle imprese” italiane (tabella 3 e figura 1).


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il dato complessivo di questi stanziamenti, riportato nello Stato di previsione per il Ministero dello Sviluppo Economico allegato alla Legge di Bilancio (v. nota 45), è quello riferito all’obiettivo strutturale n. 133 “Partecipazione al Patto Atlantico e ai Programmi europei aeronautici, navali, aerospaziali e di elettronica professionale” comprendente “lo sviluppo e la costruzione del nuovo velivolo da difesa European Fighter Aircraft (Efa)”, “lo sviluppo e la realizzazione di innovative fregate della classe FREMM (Fregate Europee Multi Missione) e lo sviluppo del programma VBM (Veicolo blindato medio Freccia, ndr)”, più “una serie di programmi di particolare valenza industriale per l’impegno in innovazione tecnologica e per lo sviluppo e il consolidamento della competitività dell’industria aerospaziale ed elettronica high tech e nel contempo di elevata priorità ed urgenza per la difesa”. I finanziamenti MISE (53) ai programmi militari sono riportati nell’allegato tecnico allo stato di previsione del MISE (fino al 2015 era la ‘Tabella E’ allegata alla Legge di Stabilità (54)) nei capitoli di spesa 7419 (55), 7420 (56), 7421/7423 (57), 7485 (58), cui si aggiungono altri sei diversi capitoli (59) riguardanti il pagamento dei mutui contratti dal MISE con diversi istituti di credito (Intesa, Bbva e Cassa Depositi e Prestiti i principali). Mutui, merita sottolinearlo, con tassi di interesse elevatissimi che possono raggiungere addirittura il 40 per cento del finanziamento erogato (60).

Le aziende del comparto difesa beneficiarie dei finanziamenti del MISE sono principalmente quelle del gruppo Finmeccanica (oggi Leonardo), Fiat-Iveco e Fincantieri. La scelta di destinare gran parte dei finanziamenti per le imprese a questo settore, che in Italia conta 112 aziende (12 grandi e cento piccole e medie) per un totale di 50 mila occupati e 15,3 miliardi di fatturato (61), rischia di penalizzare il settore industriale civile e in particolare il comparto della PMI, che da solo conta (al netto delle micro-imprese con meno di 10 dipendenti) 137 mila aziende per un totale di 3,9 milioni di occupati e 838 miliardi di fatturato (62).

Questa scelta di politica industriale nazionale risale all’epoca di Craxi, con l’approvazione della legge 808 del 1985 per lo sviluppo e l’accrescimento della competitività delle industrie operanti nel settore aeronautico (63). Da allora, quello che all’epoca si chiamava Ministero dell’Industria, del Commercio e dell’Artigianato, poi delle Attività Produttive e oggi dello Sviluppo Economico, ha regolarmente sovvenzionato l’industria militare nazionale, non più solo aeronautica, in virtù di nuovi finanziamenti decisi da governi di ogni colore a partire dai primi anni ’90 per un totale di oltre 50 miliardi di euro, considerando solo i programmi principali (tabella 4).


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Risulta evidente, confrontando questo elenco con quello di tutti i programmi in corso (tabella 5), che i programmi di armamento più onerosi — con l’eccezione del programma JSF F-35 — sono a carico del Ministero dello Sviluppo Economico.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Concludiamo con le ultime note metodologiche.
Per analizzare la dinamica cronologica della spesa militare italiana si è partiti dall’anno 2006 perché è da quell’anno che sono disponibili dati completi e facilmente comparabili: per gli anni precedenti molti dati non sono accessibili a causa della mancanza di banche dati online oppure sono contabilizzati secondo criteri che li rendono non confrontabili con gli anni successivi. Per i valori costanti si è usato il 2010 come anno di riferimento perché è quello usato dall’ISTAT. Infine, nelle tabelle che seguono i valori in corsivo sono stime provvisorie.

LA SPESA MILITARE ITALIANA

Prima di presentare i risultati del nostro lavoro di ricalcolo delle spese militari, osserviamo i dati riguardanti il budget del Ministero della Difesa (tabella 6).


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il bilancio previsionale della Difesa per il 2017 (66) — al netto del già citato aumento legato all’accorpamento della Forestale — è di 19,8 miliardi, in calo dell’1 per cento rispetto al 2016 (del 2 per cento a valori costanti) e con una lieve flessione nel rapporto budget Difesa/PIL dall’1,19 per cento del 2016 all’1,16 del 2017 (67). E’ doveroso segnalare che rispetto alle previsioni per il 2017 contenute nell’ultimo DPP (68), il bilancio previsionale 2017 risulta aumentato del 2,3 per cento (69).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Rispetto al 2006 si registra un aumento dell’11 per cento a valori correnti (che diventa un decremento del 4 per cento a valori costanti) e un lievissimo incremento del rapporto budget Difesa/PIL dall’1,15 per cento del 2006 all’1,16 per cento del 2017. L’andamento storico (figura 2) evidenzia una netta crescita negli anni anni pre-crisi con i governi Berlusconi III e Prodi II, un calo costante negli anni post-crisi del quarto governo Berlusconi, una nuova forte crescita con il governo Monti, e una flessione tendenziale con Letta proseguita con Renzi (con un aumento contro-tendenziale nel solo 2016). Prendendo in considerazione l’ultimo decennio (2008-2017), il bilancio della Difesa mostra un calo del 6,4 per cento a valori correnti (del 15 per cento a valori costanti) con una lieve diminuzione del rapporto budget Difesa/PIL dall’1,29 all’1,16 per cento.


 

 

 

 

 

 

 

 

 

Osservando la ripartizione della voce “Funzione Difesa” per settori di spesa fino al 2016 (70) (figura 3), risulta evidente che il riequilibrio delle componenti auspicato dalla Riforma Di Paola del 2012 (71) (riduzione del costo del personale a vantaggio di investimenti in armamenti ed esercizio, tendendo alla proporzione 50/25/25 (72)) non solo no sta avvenendo, ma lo squilibrio si sta addirittura accentuando rispetto agli anni passati, a vantaggio delle spese per il personale (3/4 del totale) e a discapito delle spese di esercizio (uno scarso 10 per cento) e soprattutto in investimenti in armamenti (scesi ampiamente sotto il 20 per cento).
Dal ricalcolo MIL€X (tabella 7) emerge un quadro molto diverso.


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Per l’anno 2017 l’Italia destina circa 23,3 miliardi di euro alle spese militari, pari a oltre 64 milioni di euro al giorno, 2,7 milioni di euro all’ora, 45 mila euro al minuto. Rispetto al 2016 si registra un aumento di quasi l’1 per cento a valori correnti (-0,1 per cento a valori costanti) con un rapporto spese militari/PIL che rimane vicino all’1,4 per cento: in lieve calo rispetto alle stime di crescita del PIL del governo (73), invariato rispetto alle stime ISTAT (74), BANKITALIA (75) e Fondo Monetario Internazionale (76), in ogni caso al di sopra dell’1,1 per cento dichiarato dalla Difesa.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Rispetto al 2006 si registra un aumento di quasi il 21 per cento a valori correnti (che si traduce in un aumento di oltre il 4 per cento a valori costanti) e un aumento nella rapporto spese militari/PIL dall’1,2 per cento del 2006 all’1,4 per cento del 2017. L’andamento storico (figura 4) evidenzia una netta crescita fino alla recessione del 2009 con i governi Berlusconi III e Prodi II, un calo costante negli anni post-crisi del quarto governo Berlusconi, una nuova forte crescita nel 2013 con il governo Monti, una flessione con Letta e il primo anno del governo Renzi e un nuovo aumento negli ultimi due anni. Prendendo in considerazione l’ultimo decennio (2008-2017), le spese militari italiane fanno registrare un aumento del 2,2 per cento a valori correnti (che diventa un calo del 7,3 per cento a valori costanti) a parità di rapporto spese/PIL.


Analizzando la composizione delle spese militari da noi ricalcolate, anche sulla base delle stime per il 2017 (77) (figura 5), emerge una diversa tendenza nell’evoluzione proporzionale della tripartizione canonica della “Funzione Difesa”. Infatti, aggregando tutte le voci di spesa militare (escludendo, per non falsare il confronto, quella per i Carabinieri in funzione militare, compresa nella “Funzione Sicurezza” del bilancio ordinario Difesa), la sproporzione dei costi per il personale rispetto al 50 per cento previsto risulta meno accentuata, mentre gli investimenti in armamenti risultano non più penalizzati, ma anzi superiori al 25 per cento previsto. Risulta un po’ maggiore la proporzione delle spese per l’operatività, che rimangono comunque gravemente carenti: circa la metà della quota ideale del 25 per cento. Vediamo il dettaglio.
Il costo complessivo del personale — dato dalla somma del costo del personale di Esercito, Aeronautica e Marina e da quello del personale a riposo, comprendente sia le pensioni in ausiliaria che quelle erogate dall’INPS — si aggira intorno al 60 per cento: meno rispetti ai 3/4 della tripartizione canonica della “Funzione Difesa” (circa il 74 per cento nel 2016), ma ancora lontano dal 50 per cento previsto dalla Riforma Di Paola del 2012. Questo accade perché, nonostante la graduale contrazione generale del personale stia procedendo come previsto (la Riforma  stabiliva una riduzione da 178 mila a 150 mila uomini entro il 2024) il riequilibrio interno delle categorie a vantaggio della truppa e a svantaggio di ufficiali, anch’esso previsto dalla Riforma, sta invece procedendo con molta lentezza. Le forze armate italiane rimangono, infatti, ancora caratterizzate dalla distorsione che vede un numero maggiore di “comandanti” (ufficiali e sottufficiali, 53 per cento) rispetto ai “comandati” (graduati e truppa, 47 per cento). In particolare, rielaborando i dati più recenti pubblicati dal Ministero della Difesa — purtroppo fermi al 2015 — risulta evidente (tabella 8 e figura 6) come ci siano ancora troppi marescialli (oltre 50 mila, pari al 30 per cento del totale,  mentre oggi dovrebbero essere circa 46 mila (78)) e ancora pochi graduati e truppa (81 mila uomini, pari al 47 per cento del totale,  mentre dovrebbe essere già oltre gli 85 mila). Date le notevoli differenze retributive tra le categorie, l’attuale quadro del personale risulta ancora estremamente oneroso se confrontato con quello prefigurabile con un modello di forze armate a 150 mila uomini e giusto equilibrio interno delle categorie: la differenza è di oltre 1,2 miliardi di euro l’anno.

In merito alla problematica della riduzione dei costi del personale, va evidenziato come il Libro Bianco della Difesa (80) preveda due soluzioni che funzionerebbero come ammortizzatori per il riassorbimento degli esuberi, sempre a carico della Difesa o comunque dello Stato. Il primo strumento è “la possibilità che l’industria possa assorbire alcune strutture tecnico-industriali della Difesa e, grazie a specifiche norme, il relativo personale (…) favorendo anche l’impiego da parte delle imprese operanti nel settore sicurezza e difesa di personale militare congedato”. Un congedo solo formale, perché economicamente — seppur con una partita di giro — questo personale rimarrà a carico della Difesa, o meglio del MISE, che finanziando programmi di acquisizione comprensivi anche dei costi di supporto logistico a lungo termine da parte dell’azienda fornitrice, alla fine pagherà gli stipendi degli ex-militari passati alle dipendenze delle aziende.  L’altro ‘ammortizzatore’ previsto dal Libro Bianco è la creazione di una forza di riserva militare professionale (sul modello USA) composta prevalentemente da ex militari congedati e finanziata dal Governo “nell’ambito di specifici provvedimenti normativi”.

Il costo complessivo per garantire l’operatività dello strumento militare — che secondo la Riforma dovrebbe salire al 25 per cento della spesa totale — invece di aumentare risulta tendenzialmente diminuito, aggirandosi intorno al 13 per cento: poco più della metà della quota ideale. Questo nonostante, nel nostro ricalcolo, esso comprenda anche le spese per la manutenzione delle infrastrutture militari,  gli stanziamenti connessi all’operazione “Strade Sicure” (fino al 2015 (81)) e soprattutto le risorse derivanti dagli stanziamenti per le missioni militari all’estero a carico del Ministero dell’Economia e delle Finanze, in costante aumento negli ultimi quattro anni.


Lo stanziamento per le missioni 2017, deliberato dal Consiglio dei Ministri il 14 gennaio secondo la nuova legge quadro entrata a vigore lo scorso 31 dicembre (83), ammonta a 1,28 miliardi di euro, con un aumento di circa il 7 per cento rispetto agli 1,19 miliardi del 2016 (84) (tabella 9). Fondi destinati a finanziare l’impiego di 7.600 uomini, 1.300 mezzi terrestri, 54 mezzi aerei e 13 navali in decine di missioni attive in 22 Paesi, nel Mar Mediterraneo e nell’Oceano Indiano. Nel 2017 aumenta l’impegno militare italiano in Libia, con costi triplicati e scenari sempre più incerti, e quello nelle missioni Nato in funzione anti-russa lungo la nuova “cortina di ferro” che corre dal Baltico al Mar Nero. Raddoppiano, inoltre, gli stanziamenti per le missioni in Turchia, triplicano quelli per le operazioni dei servizi segreti e aumentano quelli per la missione in Iraq (85).

Anche sul fronte interno nel 2017 aumenta l’impegno delle forze armate: oltre 7 mila soldati impiegati in funzione antiterrorismo e anticrimine nell’ambito dell’operazione “Strade Sicure”: il relativo lo stanziamento è aumentato di quasi il 50 per cento rispetto al 2016, passando da 81 a 120,5 milioni di euro (86).

Infine la spesa in armamenti aggregata (Ministero della Difesa più Ministero dello Sviluppo Economico) che, lungi dal risultare scarsa rispetto all’ideale previsto dalla riforma, risulta superiore al 25 per cento previsto. E sarebbe ancora maggiore se, come per la voce “Investimenti”, si contassero anche gli investimenti per le infrastrutture militari, che noi abbiamo preferito separare dalle spese realtive ai sistemi d’arma, inserendole invece tra le spese per l’operatività dello strumento militare. Nel 2017 abbiamo un aumento rispetto al 2016 sia dello stanziamento previsionale a bilancio Difesa per i programmi di acquisizione e ammodernamento di armamenti (87) (+11 per cento), sia dei contributi che il Ministero dello Sviluppo Economico destina allo stesso scopo (+8,9 per cento), che ammontano alla cifra record di quasi 3,4 miliardi (comprensivi di 310 milioni di interessi sui mutui di finanziamento), vale a dire l’86 per cento dell’intero budget 2017 per gli investimenti a sostegno della “Competitività e sviluppo delle imprese” italiane. Sommando le due voci (tabella 10 e figura 7), la spesa annua complessiva in armamenti nel 2017 supera i 5,6 miliardi (pari a otre 15 milioni di euro al giorno), con un aumento di quasi il 10 per cento sul 2016, arrivando a rappresentare quasi un quarto della spesa militare complessiva.

 

Da segnalare, infine, il notevole aumento di costi nel 2017 che interessa una delle sotto-voci delle spese per “Funzioni Esterne”: quelle per il trasporto aereo di Stato (i cosiddetti “aerei blu”) che da 17,4 milioni del 2016 sale a 25,9 milioni, con un incremento di quasi il 50 per cento. La quasi totalità di questa cifra, 23.503.075 euro (90), è il costo del nuovo Airbus A340 della Presidenza del Consiglio in forza al 31° stormo dell’Aeronautica Militare (rimasto inutilizzato fino a gennaio 2017, per il viaggio del presidente Gentiloni a Berlino), il cui costo totale per otto anni (2016-2023) risulta essere di 168,2 milioni (noleggio e assicurazione) più 55 milioni di carburante, per un totale di 223,2 milioni (27,9 milioni in media all’anno) (91).

 

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NOTE

30 http://www.rgs.mef.gov.it/VERSIONE-I/Attivit–i/Bilancio_di_previsione/Note_integrative/Note-preli/2017/
31 http://www.difesa.it/Content/Pagine/Notaaggiuntiva.aspx

32 Il collocamento in ausiliaria consiste nella possibilità, al raggiungimento dell’età pensionabile o dei 40 anni di anzianità contributiva, di essere congedati dal servizio attivo con disponibilità ad eventuale richiamo in servizio per un periodo massimo di 5 anni. Il militare in ausiliaria percepisce (dal Ministero della Difesa) una pensione maggiorata dalla cosiddetta indennità di ausiliaria, pari al 50 per cento (70 per cento fino al 2014) della differenza tra il suo ultimo stipendio e la pensione stessa.
33 http://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/BGT/00997675.pdf
34 Per le voci del budget totale:
• “Funzione Sicurezza”: “Approntamento e impiego Carabinieri per la difesa e la sicurezza” (missione 5, programma 1)
• “Funzione Difesa”: somma di “Approntamento e impiego” delle forze terrestri, navali e aeree (missione 5, programmi 2,3 e
4), Pianificazione generale delle FF.AA. e approvvigionamenti militari (missione 5, programma 6), “Indirizzo politico” e
“Servizi e affari generali per le amministrazioni di competenza” (missione 32, programmi 2 e 3)
• “Pensioni provvisorie in ausiliaria”: “Trattamenti provvisori di pensione” (capitolo 1392)
• “Funzioni Esterne”: residuo del budget totale – al netto dell’ “Approntamento e impiego Carabinieri per la tutela del
territorio, dell’ambiente e per la salvaguardia della biodiversità”(missione 18, programma 17)
Per le sotto-voci della “Funzione Difesa”:
• “Personale”: somma dei “redditi da lavoro dipendente” dei sei programmi componenti la “Funzione Difesa”
• “Investimenti”: somma di “Garantire l’ammodernamento, rinnovamento e sostegno delle capacità dello Strumento
Militare” (obiettivo 107 – OBS010) e “Sostenere i programmi di ricerca finalizzati all’adeguamento tecnologico dello
Strumento Militare” (obiettivo 110 – OBS013) • “Esercizio”: residuo della “Funzione Difesa”.
35 In applicazione del Decreto Legislativo n. 177 del 19 agosto 2016.
36 1° Reggimento “Tuscania”, 7° Reggimento “Trentino – Alto Adige”, 13° Reggimento “Friuli Venezia Giulia” e Gruppo di Intervento Speciale o GIS.
37 Cfr. risposta dell’Ufficio Stampa del Comando Generale dell’Arma: http://milex.org/wp-content/uploads/2017/02/CC.pdf
38 Cfr. pagg. 613-615 dello Stato di previsione del Ministero della Difesa (http://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/BGT/
00997675.pdf)
39 http://www.difesa.it/Content/Pagine/Notaaggiuntiva.aspx
40 http://www.rgs.mef.gov.it/VERSIONE-I/Attivit–i/Bilancio_di_previsione/Bilancio_finanziario/2017/
41 Anche NATO e SIRPI conteggiano questo costo tra le spese militari.
42 Di seguito i principali privilegi pensionistici del comparti difesa e sicurezza elencati nel sito dell’INPS (https://www.inps.it/ portale/default.aspx?lastMenu=10738&iMenu=1&iNodo=10738&p1=2):

– Al termine del periodo di ausiliaria (5 anni), la pensione viene calcolata considerando come retribuzioni anche quanto percepito in posizione di ausiliaria; ciò determina di conseguenza un trattamento pensionistico maggiorato
– Per coloro che cessano dal servizio per limiti di età con un sistema di calcolo contributivo o misto il montante individuale dei contributi è incrementato di un importo pari a 5 volte la base imponibile dell’ultimo anno di servizio moltiplicata per un’aliquota del 33 per cento. Ai fini della maggiorazione la base imponibile da prendere in considerazione è la retribuzione contributiva percepita alla cessazione
– Se al momento della cessazione dal servizio il personale percepisce l’indennità di volo e/o di aeronavigazione ha diritto ad una quota di pensione che si aggiunge all’importo del trattamento pensionistico, calcolata sulla base del numero di anni in cui è stata percepita tale indennità
– Agli ufficiali la cui nomina in servizio permanente o l’ammissione ai corsi normali delle accademie militari sia stata subordinata al possesso di diploma di laurea, spetta il riconoscimento d’ufficio di massimo 6 anni di laurea
– Maturazione anticipata della pensione di vecchiaia (61 anni rispetto ai 64 degli altri dipendenti pubblici) e della pensione di anzianità (57 anni – anche prima per chi aveva indennità di servizio – rispetto ai 60 degli altri dipendenti pubblici).
43 http://www.corteconti.it/attivita/controllo/assistenza_previdenza_sanita/enti_previdenziali/
Per il solo anno 2011: http://www.corteconti.it/stampa_media/comunicati_stampa/archivio_2012/dettaglio.html? resourceType=/_documenti/archivio_comunicati_stampa/2012/elem_0085.html
44 http://www.inps.it/portale/default.aspx?sID=0;6793;6794;&lastMenu=6794&iMenu=1&p9=9
45 http://www.contoannuale.tesoro.it/portal/cgi-bin/cognos.cgi?&b_action=cognosViewer&CAMUsername=cog_usr&CAMPassword=cog_usr&h_CAM_action=logonAs&m=portal/ cc.xts&ui.action=view&ui.object=defaultOutput%28%2fcontent%2fpackage[%40name%3d%27Sico%20Sito%27]%2freport[ %40name%3d%27Home%20Page%27]%29&ui.name=Home%20Page&run.outputFormat=HTML&run.prompt=false&cv.hea der=false&cv.toolbar=false
46 Dal conteggio son esclusi i finanziamenti destinati alle “iniziative di cooperazione allo sviluppo e sostegno ai processi di ricostruzione e partecipazione alle iniziative delle organizzazioni internazionali per il consolidamento dei processi di pace e di stabilizzazione” più tutte le spese relative alla protezione delle ambasciate italiane all’estero, dei cittadini italiani all’estero e al personale della Farnesina in missione diplomatica.
47 http://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2016/05/16/16G00078/sg%20 48 http://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2016/08/01/16G00159/sg
49 Ex articolo 1, comma 1240, della legge 27 dicembre 2006, n. 296. 50 Ex articolo 1, comma 200, della legge 23 dicembre 2014, n. 190.
51 http://www.difesa.it/Content/Documents/nota_aggiuntiva/01_DPP_2014_2016.pdf
52 http://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/BGT/00997680.pdf
53 Cfr. tabelle pagg. 112-124 (http://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/BGT/00997680.pdf).
54 Cfr pagg. 293 e ss. della Tabella E per il 2016 (http://www.rgs.mef.gov.it/_Documenti/VERSIONE-I/Attivit–i/Bilancio_di_previsione/Legge_di_stabilit/2016/Allegati_alla_Legge_di_stab_2016.pdf).
55 Cap. 7419 – Contributi per il finanziamento di interventi nel settore marittimo a tutela degli interessi di difesa nazionale, ex articolo 1 comma 37 legge 147 del 2013 (Letta e Zanonato).
56 Cap. 7420 – Fondo per gli interventi agevolativi alle imprese, ex articolo 5 comma 2 del Decreto legge 321 del 1996 (Prodi I e Bersani) e articolo 5 comma 4 del Decreto legge 215 del 2011 (Monti e Passera).
57 Cap. 7421/7423 – Interventi agevolativi per il settore aeronautico, ex articolo 1 comma 38 e a articolo 3 legge 808 del 1985 (Craxi e Altissimo), articolo 4 comma 3 legge 266 del 1997 (Prodi I e Bersani), articolo 1 comma 883-4 legge 296 del 2006 (Prodi II e Bersani), articolo 2 comma 179-80 legge 244 del 2007 (Prodi II e Bersani), articolo 1 comma 57 leghe 220 del 2010 (Berlusconi IV e Romani) e articolo 1 comma 38 legge 147 del 2013 (Letta e Zanonato).
58 Cap. 7485 – Interventi per lo sviluppo e l’acquisizione delle unità navali della classe FREMM e delle relative dotazione operative (sono inoltre compresi nel capitolo anche i finanziamenti al programma blindati FRECCIA), ex articolo 1 comma 95 legge 266 del 2005 (Berlusconi III e Scajola).
59 Cap. 5311 – Rimborso della quota interessi dei mutui contratti per interventi agevolativi per il settore aeronautico; Cap. 5312 – Rimborso della quota interessi dei mutui contratti per interventi agevolativi alle imprese; Cap. 5313 – Rimborso della quota interessi dei mutui contratti per interventi per lo sviluppo e l’acquisizione delle unità navali della classe FREMM e delle relative dotazione operative; Cap. 9706 – Rimborso della quota capitale dei mutui contratti per interventi agevolativi per il settore aeronautico; Cap. 9707 – Rimborso della quota capitale dei mutui contratti per interventi agevolativi alle imprese; Cap. 9708 – Rimborso della quota capitale dei mutui contratti per interventi per lo sviluppo e l’acquisizione delle unità navali della classe FREMM e delle relative dotazione operative.
60 Si veda più avanti il capitolo dedicato al programma navale.
61 http://www.aiad.it/aiad_res/cms/documents/RelazioneAIAD2016_31dic2015.pdf 62 https://know.cerved.com/it/studi-e-analisi/rapporto-cerved-pmi-2015
63 http://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:1985;808
64 http://www.difesa.it/Content/Documents/DPP/DPP_2016_2018.pdf
65 http://www.difesa.it/Content/Pagine/Notaaggiuntiva.aspx
66 Ricordiamo che mentre il totale è dato certo, la suddivisione delle voci è una stima (v. nota 16).
67 Ovviamente il PIL 2017 è quello previsto nella Nota di Aggiornamento al DEF 2016 di fine settembre: se nella realtà risulterà minore, il rapporto budget Difesa/PIL sarà chiaramente maggiore di quello previsto.
68 http://www.difesa.it/Content/Documents/DPP/DPP_2016_2018.pdf
69 Era previsto a 19 miliardi e 321 milioni di euro

70 La reale ripartizione per il 2017 sarà nota solo in primavera con la pubblicazione del Documento Programmatico Pluriennale 2017-2019
71 http://www.parlamento.it/application/xmanager/projects/parlamento/file/repository/affariinternazionali/osservatorio/approfondimenti/PI0063App.pdf
72 50% personale, 25% esercizio e 25% investimenti in armamenti
73 Nota di aggiornamento al DEF 2016, 27 settembre 2016 (http://www.mef.gov.it/inevidenza/documenti/Nota_di_Aggiornamento_del_DEF_2016_-_Finale.pdf)
74 Prospettive per l’economia italiana dell’ISTAT, 21 novembre 2016 (http://www.istat.it/it/archivio/192895)
75 Bollettino economico della Banca d’Italia, gennaio 2017 (https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/bollettino-economico/2017-1/index.html)
76 World Economic Outlook Update del FMI, gennaio 2017 (http://www.imf.org/external/pubs/ft/weo/2017/update/01/)
77 Il ricalcolo della reale ripartizione aggregata per il 2017 sarà possibile quando si conoscerà la tripartizione canonica della “Funzione Difesa”, ovvero in primavera con la pubblicazione del Documento Programmatico Pluriennale 2017-2019.
78 Se fosse rispettato il ritmo di progressiva riduzione annuale previsto dalla Riforma Di Paola.
79 Riferiti al 31 dicembre 2015 (http://www.difesa.it/Amministrazionetrasparente/persomil/Pagine/Contoannualedelpersonale.aspx). Da notare che queste cifre riguardano le sole competenze lorde, senza tutte le altre voci di spesa del costo del personale a carico del Ministero della Difesa (Irap, contributi, indennizzi, indennità di missione, assegni alle famiglie, gestione mense e buoni pasto, formazione, benessere).
80 http://www.difesa.it/Primo_Piano/Documents/2015/04_Aprile/LB_2015.pdf
81 Fino al 2015 l’operazione “Strade Sicure” era a carico del MEF, dal 2016 è ricompera nel bilancio ordinario della Difesa (cfr. pag. 95 del DPP 2016: http://www.difesa.it/Content/Documents/DPP/DPP_2016_2018.pdf).
82 Deliberazione del Consiglio dei Ministri del 14 gennaio 2017 (http://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/BGT/1000608.pdf).
83 http://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2016/08/01/16G00159/sg
84 Si considera lo stanziamento per le sole spese militari (comprese quelle relative alla protezione militare delle ambasciate e degli interessi nazionali nelle aree di conflitto, pari a 30 milioni), escludendo tutti i finanziamenti destinati alle iniziative di cooperazione allo sviluppo e sminamento umanitario (111 milioni, erano 91 l’anno precedente) e agli interventi di sostegno ai processi di pace e stabilizzazione e alla connessa partecipazione alle iniziative delle organizzazioni internazionali (34 milioni, erano 19,8 nel 2016).
85 Per un’analisi più approfondita delle singole missioni si rinvia a: http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/01/30/missioni-militari-nel-2017-per-litalia-impegni-e-costi-in-aumento-stanziamenti-salgono-da-119-a-128-miliardi/3349608/
86 Cfr. Art. 54 della Relazione tecnica al Disegno di Legge di Bilancio 2017 (http://www.rgs.mef.gov.it/_Documenti/VERSIONE-I/Attivit–i/Bilancio_di_previsione/Bilancio_finanziario/2017/Sezione_I_-_Relazione_e_Articolato.pdf)
87 Il dato, ricavabile dalla sotto-voce “Investimento” della voce “Funzione Sicurezza” del bilancio Difesa, è considerato al netto degli investimenti “infrastrutturali” in lavori di ammodernamento e manutenzione straordinaria delle infrastrutture militari quali caserme, basi, arsenali e uffici, riportati separatamente nella nostra tabella (per il 2017, non essendo ancora disponibile il dato, abbiamo precauzionalmente riportato la stessa cifra dell’anno precedente). Si è deciso di tenere conto della diversa natura funzionale degli investimenti (armamenti e infrastrutture) allo scopo di meglio definire la spesa complessiva in armamenti.
88 http://www.difesa.it/Content/Pagine/Notaaggiuntiva.aspx
89 http://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/BGT/00997680.pdf
90 Cfr. pag. 285 dello Stato di Previsione 2017 del Ministero della Difesa (http://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/BGT/00997675.pdf).
91 http://www.ilgiornale.it/news/politica/lair-force-renzi-capriccio-che-ci-costa-76mila-euro-giorno-1321997.html

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