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Perché un miliardo per la nave da guerra?

Articolo pubblicato su L’Eco di Bergamo.it il 14 luglio 2017

DI ALBERTO BOBBIO

Ogni giorno spendiamo 64 milioni di euro, che vuol dire 2,7 milioni all’ora, 45 mila euro al minuto. Ma da ieri il conto delle spese militari è più salato. Con una sobria cerimonia a Castellammare di Stabia, stabilimento Fincantieri, è stata tagliata la prima lamiera di una nuova scintillante «Portaelicotteri» che si chiamerà «Trieste», varo tra due anni, pronta a combattere nel 2022. Non costerà proprio due lire. La cifra che uscirà dalle nostre tasche, essendo il committente il ministero della Difesa, sarà di un miliardo e 100 milioni euro.

Un bel botto per il ministro della Difesa Roberta Pinotti, che avviandosi alla fine la legislatura avrà la riconoscenza di molti. Finalmente diventiamo una vera superpotenza navale e proprio nel giorno in cui l’Istat detta le cifre della vergogna con un milione mezzo di famiglie che si arrabattano per trovare da mangiare.

Ma gli esperti ci informano che la nuova «Unità multiruolo d’assalto anfibio» sarà un gioiello e oltretutto «ecologica», a basso impatto ambientale e con un controllo inflessibile degli «effluenti biologici». Si spreca retorica sugli armamenti e anche in questo caso, a consolazione preventiva di eventuali pacifisti, si esagera con enfasi sul cosiddetto «dual use» militare e civile, spacciando una nave da guerra per un vascello da soccorso umanitario, visto che nella sua pancia c’è un presidio ospedaliero in grado di accogliere fino a settecento persone. Gioirà il ministro della Salute Beatrice Lorenzin che potrà chiedere alla collega di governo il permesso per attraccarla alla riva di qualche disastrato ospedale. La costruzione del gioiello è prevista dalla nuova «Legge Navale» varata dal governo Renzi. Ma un contratto tira l’altro e già in costruzione ci sono altre unità dai nomi bizzarri e dalle performance straordinarie, naturalmente per il soccorso in mare dei migranti. Chissà se i posti a sedere sul naviglio da superpotenza sono quelli previsti dal numero chiuso di Matteo Renzi. L’Italia ha già due portaerei, la Garibaldi e la Cavour. Di solito non le usiamo, perché mancano i soldi per il gasolio. Ma il nuovo battello insieme a due micidiali propulsori diesel e due turbine a gas da paura avrà anche due motori elettrici. Il portafoglio del contribuente può sorridere e il ministro annunciare missione compiuta.

Siamo tutti più tranquilli, anche se, irriducibili pacifisti che stanno con Papa Francesco, ci permettiamo una domanda: ne avevamo bisogno? L’Italia ha manie di grandezza e il primo ministro donna della Difesa nella storia del Paese doveva proprio fare la differenza e portare la flotta italiana a superare la potenza navale francese e ad eguagliare quella inglese? Non era forse meglio fermarsi a riflettere proprio sulle parole di Bergoglio che un’ Europa meno armata è «un’Europa più forte» e che «la pace sarà duratura nella misura in cui armiamo i nostri figli con le armi del dialogo»? L’Italia ha una spesa militare sproporzionata. È aumentata quest’anno del 10 per cento e negli ultimi dieci anni dell’86 per cento. Ma i governi la nascondono nei capitoli di spesa del ministero dello Sviluppo economico, che avrebbe un’altra ragione sociale. L’industria militare in Italia conta solo 112 imprese, ma sono le più coccolate.

Il gioco delle tre carte permette ai ministri della Difesa di dichiararsi pacifisti e a tutti gli altri il mimetismo delle responsabilità, mascherando spese e finanziamenti onerosissimi, che secondo il Rapporto «MIL€X», presentato alla Camera dei deputati alcuni mesi fa, raggiungono tassi del 30-40 per cento. Ma la lobby militare-industriale non ha orecchie per intendere e degli spiccioli non sa che farsene.

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