home Dicono di noi La guerra dei droni. La Difesa vola troppo alto: dalla sostenibilità alla reale esigenza operativa, troppi dubbi sul progetto da 766 milioni

La guerra dei droni. La Difesa vola troppo alto: dalla sostenibilità alla reale esigenza operativa, troppi dubbi sul progetto da 766 milioni

Pubblicato su La Notizia il 31 maggio

DI CARMINE GAZZANINI

Dalla reale esigenza operativa fino alla sostenibilità economica, sono tanti i dubbi sul progetto per l’acquisto di 20 nuovi droni (tutti armabili) da parte della Difesa. Durante l’audizione di ieri davanti le Commissioni riunite speciali per l’esame di atti del Governo di Camera e Senato, Enrico Piovesana, dell’Osservatorio sulle spese militari, ha sciorinato, uno dopo l’altro, i tanti (e grossi) punti interrogativi che ruotano attorno a un progetto che costerà alle casse pubbliche qualcosa come 766 milioni di euro da qui al 2023 (come La Notizia ha già documentato).

Se infatti il Ceo di Piaggio Aerospace, Renato Vaghi, ha sottolineato nel corso della sua udizione come “in termini occupazionali il programma prevede oltre 400 persone direttamente impegnate e se, consideriamo tutta la filiera produttiva, oltre 1300 posti di lavoro all’anno essenzialmente italiani”, è anche sotto questo aspetto che più di qualcosa non torna, dato che, nel corso degli ultimi mesi, sono state fornite le cifre più varie, come sottolineato dallo stesso Piovesana. Ma è soprattutto l’esigenza operativa che non torna. La Difesa, infatti, deve sostituire 13 Predator . Ergo: “20 macchine sono quasi il doppio di tutti i droni di questa classe attualmente in servizio e più del triplo dei droni armabibili attualmente”. Quale sarebbe, allora, la vera ragione che si nasconderebbe dietro la commessa? Un’idea la si può avere leggendo la scheda illustrativa del programma della Difesa: l’operazione non risponde a esigenze strategiche di difesa nazionale bensì a logiche di sostegno all’industria, poiché le macchine sono “legate principalmente al ritorno di immagine conseguente all’impiego dei mezzi in attività dal forte impatto mediatico sia in territorio nazionale che all’estero”.

Ma c’è un problema non da poco: l’export violerebbe l’accordo internazionale di non-proliferazione Missile Technology Control Regime (MTCR) del 1987, che vieta l’esportazione di droni superiori a 500 kg di carico utile. I 20 nuovi droni, invece, nella migliore delle ipotesi dovrebbero pesare 680 kg (fino a 907). Piovesana ha poi sottolineato come le risorse per finanziare il programma di acquisizione vengano trovate soprattutto dal Fondo investimenti: il 28% del Fondo (che dovrebbe servire a infrastrutture e disabilil, tra le altre cose) è stato utilizzato per esigenze di difesa, di cui il 18% in armi.

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