home Dicono di noi La Difesa: raddoppiare la spesa per 20 nuovi droni armati

La Difesa: raddoppiare la spesa per 20 nuovi droni armati

L’analisi – L’osservatorio sulla spesa militare: le Camere valutino i rischi e i risvolti etici di aerei senza pilota

L’Italia potrebbe presto raddoppiare la sua spesa per l’acquisto di nuovi droni, gli aerei militari a pilotaggio remoto. Passando però da “mezzi spia” a veri e propri bombardieri teleguidati. Dai quasi 700 milioni spesi finora per velivoli da ricognizione (Predator, Reaper e Global Hawk statunitensi), l’Italia ora potrebbe arrivare a oltre 1.400 milioni. A rivelarlo è l’Osservatorio sulle spese militari italiani Milex, ricevuto in audizione il 30 maggio 2018 in Parlamento nell’ambito dei lavori dalle Commissioni speciali per l’esame di atti del Governo. Le Camere devono decidere se approvare la richiesta del Ministero della Difesa di 766 milioni per 20 velivoli P2HH prodotti da Piaggio Aero e Leonardo assieme a 10 stazioni di controllo e supporto logistico. Costo complessivo: 1.434 milioni di euro fino al 2023. «La novità – sostiene Milex – è che i nuovi droni possono essere armati con bombe e missili. Scelta estremamente delicata dal punto di vista etico e politico, incredibilmente mai dibattuta né tanto meno autorizzata dal Parlamento».
Documenti ufficiali della Difesa «citano chiaramente uno stanziamento iniziale da 19,3 milioni di euro (0,5 nel 2017, 5 nel 2018) per “capacità di ingaggio di precisione sistema APR Predator B”. Ciò significa una cosa sola afferma l’Osservatorio Milex che la procedura di armamento è iniziata. E il Parlamento dovrebbe urgentemente affrontare questo tema, poiché la detenzione di droni armati implicherebbe dal punto di vista tecnico e politico una flessibilità di impiego bellico infinitamente maggiore rispetto ai tradizionali cacciabombardieri pilotati», ovvero «una rivoluzione copernicana». Un bilancio sul ruolo dei droni Usa contro il terrorismo «è oggetto di acceso dibattito» che contrappone efficienza ed economicità a dubbi su legalità, scarsa precisione, costi in termini di vite di innocenti, i cosiddetti “danni collaterali”».

 

Pubblicato su Avvenire del 1 giugno 2018 – di Luca Liverani

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